Con il mio mosaico nei lavori di ristrutturazione di piazza Dante Alighieri a Lecce (III)

(La piazza vista dall’alto nel work in progress)

Dispongo pezzo dopo pezzo, ogni tassello è lavorato manualmente al millimetro come se dovesse essere il cuore della composizione (per finire non nel caos ma nel punto nevralgico). Se dall’inizio alla fine dell’opera musiva mantengo questa concentrazione, il risultato finale è la Città perfetta, la Ricreazione Ideale dello Spazio, paragonabile ad una società dove tutti gli abitanti si siano torniti (da sè) e gareggino nel Bello, perfettamente incastrati e liberi nella ricerca. Una società i cui abitanti sono perfetti. Il mio lavoro musivo nasce proprio da questa propensione al Bello e all’automiglioramento infinito.

Il mosaico poi con la sua visione frantumata è perfetto per esprimere il reale. Contiene naturalmente in sé tutti i possibili discorsi sull’unità e sull’identità in frantumi.

“Tutto è in frantumi e danza”, scriveva Jim Morrison dopo le sue letture Nietzscheane. L’importante, per l’appunto, è riuscire a far volteggiare questi frantumi con la massima leggerezza.

Essere un tutt’uno col resto del tempo e dello spazio.

(la piazza vista dall’alto e le aiuole mosaicate…)

Tutto quello che ho appena scritto, nel cantiere di Piazza Dante Alighieri a Lecce, si fonde in questi giorni con il geniale progetto di Janub, nelle persone di Afro Carpentieri (architetto) e Claudia Mollese (antropologa), ideatori del progetto di ristrutturazione della piazza. L’opera non è più solo mia, com’è sempre stato prima di questo cantiere. L’opera è di tutti e si modella anche con le vibrazioni della gente che quella piazza la vive, si modella con la città. A malincuore per quanto mi riguarda, l’altra mattina l’architetto ha scelto di far segare una specie di testa che s’innalzava dallo schienale di una delle panchine di pietra (una scultura in pratica che avrei dovuto mosaicare anche con l’aiuto dei corsisti). La scelta è avvenuta per via degli umori di chi ci passava. La maggior parte della gente ci chiedeva una panchina e non un monumento. Inutili i miei tentativi di dire che dovevano attendere di vederla finita, in mosaico. Questa scelta di costruire la piazza insieme alla città di Lecce è uno dei punti alla base del progetto- ch’esiste ed è ben preciso ma può e deve modificarsi. (Della filosofia del progetto ho scritto in due post precedenti.)

È il primo intervento pubblico di questo tipo nel nostro territorio ed è il primo intervento di decorazione di uno spazio pubblico con l’utilizzo del mosaico di ceramica e gres. A Lecce è il primo. In provincia ce ne sono pochissimi altri ed in tutti questi c’è la mia mano, come per quanto riguarda i 250 mq di mosaici realizzati nella casa-museo Vincent City a Guagnano (LE), tra il 2000 ed il 2005.

Finalmente, grazie a Janub, il calore del mosaico di ceramica approda nella Città del Barocco.

(la piazza vista dal basso nel work in progress)

Orodè

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