“…a colpirci è l’irruenza delle sue superfici musive, che aggrediscono lo spettatore con tutta la forza della loro intensità cromatica e del loro aspetto per nulla edulcorato e rassicurante. Proprio per queste ragioni, l’opera orodeica può essere efficacemente inserita nell’ampio e variegato filone espressionista che dai grandi maestri di inizio Novecento conduce oggi sino a Kiefer, Baselitz e Marlene Dumas…”  Paolo Sacchini

Tratto dal testo critico "Tra espressionismo e afflato decorativo: il mosaico ceramico di Orodè Deoro", di Paolo Sacchini. Pubblicato sul semestrale francese Mosaique Magazine, n° 12, Luglio 2016.