Technique

Nella creazione dei mosaici in ceramica i miei riferimenti sono in primo luogo letterari poi pittorici, musicali e solo infine musivi. Sono autodidatta, il mio stile non è influenzato da scuole. Quando nel 2000 ho cominciato questo mio viaggio nel mosaico contemporaneo, nella casa museo Vincent City – dove per destino tutte le mie prime opere sono permanenti e visitabili- avevo come riferimenti musivi solo l’opera di Gaudì, di Hundertwasser e di alcuni reperti dell’arte precolombiana. Venivo dalla pittura. L’altra cosa che mi era chiara era di non voler utilizzare delle tesserine di forma quadrangolare, per essere il più lontano possibile dal mosaico classico, dall’idea bizantina del mosaico per intenderci, ma soprattutto dai risultati del mosaico industriale odierno, tipo Bisazza. Le mie tessere dovevano essere uniche, simboliche, curve. Ho scelto la ceramica, perché sapevo che solo la ceramica mi avrebbe permesso di tirar fuori la mia idea pittorica di mosaico. Sapevo di voler utilizzare il minor numero di tessere possibile nella creazione di un corpo, di un viso. Mi dicevo, “il naso con una sola tessera, le labbra con due. Una per il labbro superiore, una per il labbro inferiore”, e così via. Venivo dalla pittura e cominciai a ritagliare la ceramica con delle semplici tenaglie, così è ancora oggi. Le tenaglie sono la mia penna, mi permettono un corpo a corpo totale con la ceramica, un viverla da pittore, da scultore. Penso alla tessera come se fosse una pennellata.

La mia tecnica di mosaicista è caratterizzata anche dal particolare uso delle fughe – lo spazio vuoto tra le tessere – che in generale nella storia del mosaico non è quasi mai preso in considerazione, se non come colore. Nelle mie opere le fughe sono essenziali quanto la ceramica, sostengono il mio disegno, vibrano, si allargano e prendono sempre più spazio e importanza. I collanti chimici di nuova generazione garantiscono la durata nel tempo dell’opera anche se realizzata in esterno (come il Paradiso Terrestre creato per l’architetto e designer Fabio Novembre, a Milano).

Di seguito un particolare di un’opera per apprezzarne la matericità, l’aspetto scultoreo, la grana delle fughe, l’unicità delle tessere, tutto quello che in poche parole mi ha permesso di vincere la Targa d’oro del Premio Arte 2015

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