I costruttori di Babele ed io il “babelico nomade”

L’altra sera all’Ammirato Culture House di Lecce è stato presentato un libro sui “babelici”, scritto dall’antropologo Gabriele Mina. Per babelici l’autore intende tutti quegli individui che ad un certo punto della loro vita si son dedicati a costruire il loro ambiente ideale, andando oltre il gusto ordinario, le stesse leggi (robotiche) trasformando completamente la propria casa o il proprio giardino o il proprio terreno rendendoli unici. Sono individui solitari spesso avversati dalle stesse comunità, aldilà che l’opera realizzata sia bella o appartenente al genere art brut.

A me il tema interessa molto, non a caso fui contattato dallo stesso Gabriele Mina per scrivere delle strutture babeliche presenti nel Salento e che mi vedevano in qualche modo coinvolto, vale a dire la casa-museo Vincent City a Guagnano (LE) e la casa-museo di Ezechiele Leandro a San Cesario (LE). Nella prima per gli oltre 250 mq di mosaici di ceramica, sassi, specchi che vi ho realizzato tra il 2000 ed il 2005, contribuendo notevolmente alla parte artistica di una casa-museo fino a quel momento molto kitsch, con riferimenti al sacro e al profano, calchi di gesso di statue famose ma anche opere d’artigianato locale e le tante opere del fondatore, il pittore Vincent Maria Brunetti. Quando cominciai i miei lavori nel 2000 devo dire che, kitsch o non kitsch,  fui conquistato dalla coloratissima facciata della struttura. Vivere in un mondo di ceramica colorata e disposta liberamente era perfetto per me.

                                                (Vincent City)

Per quanto riguarda invece la casa-museo di Ezechiele Leandro (1905-1981), oltre a conoscere gli eredi, miei amici, nel 2007 scrissi a proposito un breve racconto ch’è stato pubblicato su varie riviste online e cartacee. Se a qualcuno può interessare, ecco di seguito il link:

 http://www.musicaos.it/interventi/2007/luglio/272_leandro_orode.htm

(Il “Santuario della Pazienza” di Ezechiele Leandro)

Nonostante questa mia passione ed esperienza nel campo, dopo averci pensato a lungo, scrissi a Gabriele Mina che non potevo occuparmi delle schede del libro relative alle strutture babeliche del salento. Proprio mentre l’antropologo in questione mi chiedeva di compilare la scheda sulla casa-museo di Ezechiele Leandro questa veniva smembrata dagli stessi eredi. Alcuni parenti che per trent’anni non avevano mosso un dito erano ricomparsi per reclamare la loro quota di opere ad Antonio Benegiamo, nipote di Ezechiele Leandro, e ai suoi figli. Fino a quel momento, grazie ad Antonio, centinaia di quadri e sculture erano al sicuro nella casa di San Cesario. Io da un giorno all’altro trovai la casa-museo svuotata.  Ma questo è niente! La parte memorabile della casa-museo è esterna, soggetta alle intemperie, il grandioso Giardino della Pazienza, capolavoro in pietra e materiali di risulta, è abbandonato al suo destino. Antonio non può niente per difenderlo, proprio per la complessità, fragilità e grandezza della struttura. Son milioni di sassolini e cemento incollati uno sull’altro fino a creare un mondo di sculture esposte alla pioggia. Servirebbe una copertura integrale ma non siamo certo in Francia dove il “Palazzo ideale” (nella foto di seguito) del postino Ferdinand Cheval è considerata patrimonio nazionale.

La vita è l’opera più importante! Il sogno di difendere l’opera d’arte dovrebbe appartenere a tutta la società non solo all’artista che la fa o agli eredi. Al che la soluzione è che l’opera resti al suo destino! Una volta partorita l’opera deve andare con le sue gambe, è un errore ammalarsi o morire per difenderla, tanto l’artista che l’ha partorita è già salvo: quello che doveva fare l’ha fatto!

Una casa-museo costruita e vissuta some rivolta potrebbe essere l’ultimo atto. Mi spiego. A me serve lavorare sulla Bellezza sentendomi libero, non costruisco la gabbietta dorata per colpa della quale sarò l’uccellino del cucù, colorato ma con l’ingranaggio e la molla dietro- come è Vincent Brunetti. I babelici vogliono o no comunicare col mondo? Vogliono mostrare il loro talento incompreso? Oppure vogliono solo dedicare interamente la propria vita ad un luogo ideale che finalmente è anche fisico? Comunque sia, ci sono dei problemi. Lo dico grazie all’esperienza dei tre anni vissuti in Vincent-City, per cui so che significa costruire una struttura babelica e so che significa gestirla. Oltre alle leggi dello stato sempre contro, se la casa-museo diventa troppo bella da lì non se ne esce più, perché basta allontanarsi per qualche giorno per subire furti e danni… allora nel tentativo di difenderla diventa una prigione ed è finita! Un’ultima differenza: se la casa-museo è come quella di Leandro, meno decorativa in senso classico, con mostri, pupi e referenze da art brut te la vogliono distruggere perché è brutta. Allora il babelico ch’è in me, ha deciso che la casa-museo se la fa dentro, se la scolpisce dentro ed è visibile solo quando sono in azione pittorica o quando realizzo un mosaico permanente in proprietà di altri… perché una volta fatta ribadisco che l’opera deve procedere con le sue gambe.

Dall’altra sera ho coniato per me  il termine “babelico nomade”, per l’antropologo sopra citato sarà certamente una contraddizione ma non lo è… ho già accennato ai perché ed è sufficiente guardare le foto del mio archivio per capire se mento!

Di seguito il sito sull’opera di Ezechiele Leandro: www.ezechieleleandro.com

Per maggiori informazioni sui babelici: http://www.costruttoridibabele.net/

Costruttori di Babele. Sulle tacce di architetture fantastiche e universi irregolari in Italia  (Elèuthera, 2011)

Orodè

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